Da Bari a New York, passando per Miami: l’odissea sonora di Dj Nash
Le discoteche e i club non sono mai stati semplici contenitori di persone; sono stati laboratori sociali, templi della libertà e, soprattutto, i principali motori di diffusione della musica dance. Sin dagli anni ’80, queste “scatole magiche” hanno permesso a generi di nicchia di trasformarsi in fenomeni globali, grazie alla visione di pionieri che hanno saputo unire i puntini tra le sponde dell’Atlantico. Tra questi, Dj Nash aka Tullio Nascimben, è stato testimone e protagonista di un’evoluzione che ha legato indissolubilmente la Puglia alle capitali mondiali del clubbing.
L’incubatore Barese: La Puglia che balla
Negli anni ’80, Bari non era solo una città di mare, ma un fermento di sperimentazione. I club locali fungevano da ponti radio con l’Europa e l’America. In questo contesto, Dj Nash ha iniziato a plasmare il proprio suono funky, portando nelle discoteche pugliesi quelle sonorità importate che avrebbero educato l’orecchio di una generazione. Il Cellar club a Bari era il luogo dell’aggregazione per eccellenza, dove la musica Funky Disco & Soul prima e New Wave, Electro pop e Deep House poi hanno trovato terreno fertile.
Il Sogno Americano: New York e Miami
Il salto verso gli Stati Uniti ha segnato la consacrazione di un linguaggio universale. A New York e Boston, Nash si è immerso nel cuore pulsante della cultura clubbing:
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L’energia del Loft e del Paradise Garage: Luoghi dove la musica dance era vissuta come un rito spirituale.
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La contaminazione: La capacità di fondere funky, soul e i primi sampler Akai e le prime drum machine.
A Miami, invece, il ruolo dei club era legato all’estetica e al glamour, ma anche a una forza ritmica travolgente che avrebbe poi dato vita alla Winter Music Conference. Qui, il lavoro di Dj Nash ha contribuito a esportare il gusto mediterraneo, creando un cortocircuito virtuoso tra la solarità pugliese e il calore della Florida.
Un’eredità in Vinile
Oggi, guardando a quel percorso iniziato quarant’anni fa, comprendiamo che senza l’ardire di dj come Nash e la resistenza culturale dei club, la musica dance non sarebbe il linguaggio universale che conosciamo. Quei locali sono stati le vere università del ritmo, luoghi dove le barriere geografiche tra Bari e la Grande Mela venivano abbattute da un semplice, potentissimo battito a quattro quarti.
Il club è l’unico posto dove il tempo si ferma e il battito del cuore si sincronizza con quello della pista
Dj Nash
Gli Hong Kong Syndicat al Cellar Club per la promozione di “Too Much”

In centro a Bari il Cellar Club, dove ha suonato DJ Nash dal 1980 al 1986, è stata un meta nota e ricercata nella notte anche dagli artisti che si trovano in zona per concerti o spettacoli, che volevano divertirsi e fare public relation. Grande successo con Too Much degli Hong Kong Syndikat formato da Gerd Plez, Bruno Grunberg, Ingrid Welser
