The Cellar Club

The Cellar Club

Chiuso
// Storia

Dj Nash, aka Tullio Nascimben, resident dal 1980 al 1985 nelle stagioni invernali

Il The Cellar Club, nato nel ’73 da un’idea di Aurelio Cicolella e di sua moglie molto attiva nell’allora jet set barese, originariamente come galleria d’arte nei locali in via Principe Amedeo 154 e in seguito come night-club di prestigio nei sotterranei dell’isolato come un varco segreto nel cuore del quartiere Murat.

Il Cellar Club operava con una doppia anima. Ai piani superiori come centro d’arte, dove la conversazione e il drink di qualità erano importanti quanto la musica e al piano inferiore come discoteca d’avanguardia dagli ’80, con annesso ristorante esclusive per le cene e le feste riservate

Per decenni è stato il tempio dell’eleganza notturna cittadina, un luogo dove la Bari colta e mondana si rifugiava per ascoltare la musica che non passava in radio e mentre altri locali puntavano sull’ingresso giornaliero con consumazione, il Cellar puntava sul tesseramento mensile o stagionale su invito per rendere esclusiva la partecipazione dei soci.

Il pubblico

Era un mix di professionisti, studenti universitari e giovani della “Bari bene”, tutti accomunati dalla voglia di un divertimento più intimo e meno caotico rispetto alle grandi discoteche di periferia, garantendo negli anni ’80 un’apertura dalle 18,30 alle 22,00 per i ragazzi e fino alle 2,00 di notte per il pubblico più adulto, dall’inverno alla primavera, restando chiuso durante il periodo estivo. Ogni anno che passava faceva slittare in avanti gli orari di apertura seguendo le mode del periodo.

Il Club è stato il punto di riferimento di tanti artisti e personaggi pubblici, che soggiornavano negli hotel del centro a Bari per attività di spettacolo ed eventi amavano trascorrere la serata nel rinomato night-club.

La selezione musicale

Prima degli anni ’80, nelle prime discoteche, i dj realizzavano scalette in sequenza con tre “svelti” e tre “lenti”,  ma il Cellar Club fu tra i primi club a Bari a dare spazio a serate dance no-stop con dischi d’importazione, diventando un punto di riferimento per il movimento funk, soul, discomusic, new wave, italodisco e successivamente per la prima house music.

Tra le figure chiave, i DJ resident dell’epoca, veri e propri selezionatori tecnici che hanno orientato il gusto musicale e hanno fatto la storia della Bari danzante troviamo:

  • Piero Milella (1978-1979), fondamentale alla definizione di quel sound ricercato, a metà tra il funky e l’elettronica sofisticata.
  • Enzo Veronese (1978-1979), altro dei grande nomi che passato dal Cellar ha dato una continuità d’eccellenza musicale in tantissimi locali pugliesi per decenni.
  • Enzo Tamma (1979-1981), guida notturna, dopo Piero, a reggere la pista e creare l’atmosfera perfetta per il pubblico esigente del locale.
  • Cesare Tripodo (1980-1982), in seguito noto come DJ Trip, è stato un pilastro della scena per le tecniche di missaggio, capace di interpretare lo spirito della pista con selezioni mai banali. Nel 1991 vince la finale dei campionati italiani del DMC e secondo al livello europeo
  • Tullio Nascimben (1980-1985), in seguito DJ Nash, nome storico che ha guidato le serate al Cellar, con la tecnica e il gusto necessari per mantenere alto il prestigio del dancefloor, formando altri giovani artisti alla professione del disc jockey e suonando in diversi club degli Stati Uniti e Caraibi.

Dalla metà degli anni ’80, il Club ha subito un calo degli habitué dovuto principalmente dei “pub” in stile inglese che offrivano ai ragazzi un’alternativa dove bere e ascoltare musica senza dover ballare.

Le trasformazioni

Negli anni ’90 il Cellar è stato chiuso per diversi periodi, cambiando proprietà e con tentativi di riorganizzare le attività e modernizzare il brand per resistere all’avvento dei nuovi format della notte.

Nel 2008 anche Umberto Smaila, de “I gatti di via miracoli”, lo prese in gestione per una conduzione diversa della serata con musica dance anni ’80 suonata dal vivo con la sua band.

In seguito si sono alternate altre proprietà e gestioni, direzioni artistiche e staff di animazione, chiusure per scarsa affluenza o inquinamento acustico, ma dal 2023 ha riaperto con l’ingresso spostato in Via Marchese di Montrone, per il mutare delle esigenze logistiche e di sicurezza che ne hanno anche ridotto la capienza.

Il Cellar resta oggi un marchio di fabbrica nella memoria di Bari: il simbolo di una città che sapeva scendere “in cantina” per toccare il cielo con un dito, grazie a un’atmosfera e una selezione musicale impeccabile che non aveva nulla da invidiare ai club di Londra o Parigi.

// Esperienze storici
1979
The Cellar Club Bari – Winter Seasons
Resident dal 1980 al 1986 nelle stagioni invernali, in line-up con altri dj   The Cellar Club